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domenica 20 settembre 2015

La giovane Muller

Avete mai avuto la sensazione di sapere esattamente dove volevate arrivare? Avete mai fatto progetti per il futuro credendoci così tanto da sapere con certezza che sarebbe andata esattamente come dicevate voi? 
Molte bambine fin da piccole credono di essere delle principesse e così scelgono di chiamarsi in un altro modo, scelgono un nome da principessa e si convincono così tanto di essere delle principesse che ci credono. Poi magari crescendo diventano delle metallare accanite che di dolce principessa non hanno più nulla. 
Esiste poi un'altra categoria di bambine, quelle che fin da piccole già sanno che si sposeranno. Così comprano la casa di Barbie, Barbie sposa, provano le scarpe col tacco della mamma e man mano che crescono sognano sempre di più l'abito bianco e se ne fregano di indagare sul significato profondo del matrimonio, magari non lo sanno cosa voglia dire essere una moglie, non conoscono il significato del sacramento (perché non prendiamoci in giro, il matrimonio è un sacramento, è un'unione sacra, quelle minchiate di finire a sposarsi al comune mettendo due firme sono minchiate, per l'appunto), non sanno cosa voglia dire "esserti fedele sempre", loro pensano solo all'abito bianco, al velo, alle bomboniere, al mega ricevimento, ai soldi di mamma e papà che investono nel loro sogno: il matrimonio. Questa seconda categoria credo che alla fine finisca per realizzarsi, certo, magari sono destinate al divorzio o al tradimento o ad essere mogli infelici, ma hanno avuto l'abito bianco, loro sognavano il matrimonio, volevano sposarsi e poi magari lo hanno fatto.
Non dimentichiamoci della categoria "bambine scrittrici", che non sono quelle che iniziano a scrivere storie, fiabe, romanzi, ma sono quelle che hanno quel dannatissimo diario segreto con tanto di lucchetto per scriverci dentro "Luca ti amo" oppure "Sara sei e sarai sempre la mia amica del cuore" o altri segreti inconfessabili che poi dimenticheranno. 
Di base, queste tre sono le categorie di bimbe o almeno, queste erano negli anni '90, adesso immagino sia tutto cambiato se in Uk a 15 anni hanno un figlio come minimo o se in Italia alle scuole medie (12 anni) già fumano la prima sigaretta nell'ora di ricreazione. Io però mi riferisco alla mia generazione. E queste erano le tre categorie di base. Poi c'erano le "bambine imperfette", quelle che non sognavano neanche per il cappero di indossare l'abito bianco, che se ne fregavano del lucchetto al diario segreto perchè scrivevano per essere lette e magari invece di "Luca ti amo" c'erano frasi tipo "Simone ti odio" oppure "Mio padre è una testa di cazzo" o cose del genere. Non volevano fare le principesse, erano più delle ribelli, dei maschi mancati. 
Io da piccolina giocavo con mio fratello, adoravo i suoi giocattoli, le sue pistole. Giocavamo sempre a giochi polizieschi, lui il ladro ed io il poliziotto o l'avvocato oppure finivamo per essere due spie segrete e io volevo sempre fare la parte di quella che alla fine scappava col bottino o che lo tradiva e lo uccideva o confessava tutto alla polizia richiedendo l'immunità. Mio fratello era più piccolo di me, io volevo sempre vincere. Poi siamo cresciuti, arrivò la prima PlayStation e mio fratello iniziò a massacrarmi. Adesso era lui che vinceva sempre e io ero quella che lo ammirava e voleva imparare "cose fighe" da lui. Ricordo solo lo schema dei tasti a Fifa: tiro, passaggio, pallonetto, sprint. 
Ero una schiappa, mio fratello mi derideva in tutti i modi. 
Man mano che crescevo, abbandonavo l'idea del diario finto segreto, arrivò il computer ed iniziai a scrivere lì sopra, pagine e pagine di word a scrivere romanzi. Poi iniziai a guardare la televisione e c'era una specie di serie televisiva tutta italiana, se ci penso mi viene da ridere ancora oggi, ero totalmente persa per Incantesimo. Ho seguito le prime serie, nemmeno ricordo un solo nome dei protagonisti, ma so solo che in me nacque la voglia di studiare medicina. Volevo a tutti i costi diventare un medico chirurgo con tanto di specializzazione in chirurgia plastica presa in America, a Huston, avevo pure deciso questo! Il mio sogno era lasciare Foggia a 18 anni, andare a Roma a studiare medicina e poi partire per l'America. Volevo diventare una donna in carriera che lavorava 366 giorni l'anno su 360 o 365. Volevo vivere in un ospedale e salvare più vite umane di quelle che avevo ammazzato giocando a "guardie e ladri" con mio fratello. Era il mio sogno. Avevo anche idealizzato la mia casa del futuro, me lo ricordo benissimo! Il super attico con fuori lo zerbino con la scritta "vattene". Ancora rido se penso a come vedevo chiara e limpida la mia vita. Avevo anche già deciso che se non avessi avuto successo in qualche clinica sarei partita come medico volontario in Africa o ovunque potessi esercitare la mia professione. Ero persa per questa cosa.
Cinque anni di liceo classico dedicati solo al raggiungimento del mio sogno. Estati dedicate a studiare, a leggere i vetrini, a fare ricerche.. Arrivarono anche i test di medicina e chirurgia e arrivò lo sconforto nel leggere che su 800 ragazzi ne prendevano solo 71 e al primo posto c'era la figlia del sindaco. 71 è "l'omme e merd" dalle mie parti, per me, quell'anno, 71 erano i nomi dei raccomandati che presero il posto di altri ragazzi che invece ci credevano di più. Ma non sono una persona che si arrende facilmente, andai alla Facoltà di Agraria a studiare Scienze e Tecnologie Alimentari, mi avrebbero convalidato degli esami, non stavo gettando un anno, potevo farcela, riprovare, potevo ancora raggiungere il mio sogno. Poi mi spezzarono le ali. In Facoltà vidi il mondo universitario per quello che era e mi sentii persa. Ho ancora il vomito. Non scendo nei dettagli, mi fermerei qui, concludiamo dicendo che feci la rinuncia agli studi, lasciai perdere tutto, era tutto finto, costruito, dei giovani, dei nostri sacrifici, di insegnarci qualcosa, l'amore per la propria professione, la voglia di formare talenti, non c'era nulla di tutto questo. Mi convinsi che fosse meglio iniziare a lavorare fin da subito, magari avrei fatto carriera, un lavoro come tanti, che importa che lavoro fai qui a Foggia? Finirai sempre disoccupato prima o poi. Lavorai per circa un anno, cambiando anche lavoro quando sentivo che non era più quello giusto e poi la secchiona che era in me tornò a farsi strada. Mi mancava studiare. Ridete pure, so che sono un'eccezione. 
Volevo studiare lingue orientali ma non avevo i soldi per andare "a studiare fuori" e così mi sono dovuta accontentare delle Facoltà che offriva l'Università della mia città. Non me ne piaceva nemmeno una. Ma volevo tornare a studiare. Così arrivai all'Accademia di Belle Arti. Potevo studiare "cose fighe" in maniera alternativa e anche se fossi finita al mercato a vendere la frutta, non avrei gettato 5 anni sui libri a studiare articoli della costituzione o cose simili, avrei imparato ad usare Photoshop o Illustrator o comunque avrei passato degli anni a studiare Arte, cosa che amo, a dipingere, ad essere creativa. 
Lavoravo per mantenermi gli studi e le spese accademiche e mi rendevo conto che alla fine, quando sei piccolo, fai cento progetti, ci credi davvero, sei davvero una principessa, una futura sposa, ma poi cresci e restano sogni o magari sfumano via e la tua vita è esattamente l'opposto di quella che avevi idealizzato.
Non so perchè dall'idea di base che avevo sia finita a raccontarvi i cazzi miei, ma insomma, io quando inizio a scrivere non so come fermarmi, infatti ho un dannato problema con i finali. 
Tipo adesso, vorrei continuare a scrivere ma diventerebbe il romanzo della giovane Muller e ... non mi sembra il caso!
Salutiamoci così, senza senso, lasciandoci un po' di amaro in bocca! Diciamoci solo che sognare è cosa buona e giusta, credere nei propri sogni è altrettanto buono e giusto, ma arriva un momento in cui devi prendere coscienza che non tutto va come avevi deciso tu e che alla fine, tu non decidi molto. 
Quando sogni da piccolo puoi fare tutto, puoi essere un supereroe, puoi morire in una sparatoria in cortile e rinascere. Puoi avere 12 anni e chiamarti Kevin mentre in realtà nei hai appena 10 e ti chiami Gianfranco Marco. Puoi tutto da bambino. Da adulto puoi un po' meno e sai perchè? Perchè diventi vittima del sistema e ti poni sogni che sono fughe, non viaggi più con la fantasia, non sei libero di pensare ciò che vuoi. Hai dei sogni, lo puoi ancora fare, ma non sono puri, sono conseguenze della realtà. Sono le tue uscite di sicurezza. Certo, non è così per tutti, per fortuna, ma lo è per la maggior parte. Senza contare quelli così vittime del sistema che nemmeno sognano più.
Bene, io vi invito ancora a sognare quello che volete, uscite dagli schemi, siate liberi, perchè tanto, che lo vogliate o meno, un giorno non aprirete più gli occhi e avrete passato la vita precedente a non essere voi stessi.
Non sono diventata un medico chirurgo, non salvo vite, ma sto cercando di lavoraci, per salvare almeno la mia di vita, per renderla bella come piace a me e per rendere me una persona migliore. 
Se lavori su te stesso, fidati, stai già cambiando il mondo. Il tuo, ma è l'unico che puoi vivere a modo tuo...

5 commenti:

  1. Ciao Ilaria, leggendo il tuo post, ho fatto simultaneamente un viaggio nel passato, facendomi ricordare che quando avevo 6 anni, desideravo diventare un paleontologo dopo aver visto per la prima volta Jurassic Park, conoscevo a memoria ogni dinosauro. Poi improvvisamente mi sono innamorato dell'Australia e fantasticavo (come tutti gli adolescenti del resto), una vita di successo nella terra dei canguri, ma poi ti capita di stare male, e di finire in terapia per 8 anni a causa del disturbo ossessivo compulsivo, che mi ha mangiato buona parte della mia adolescenza ed esistenza, mi ricordo quando una mattina mi svegliai con un pesante attacco di panico e sentivo la mia vita scivolarmi dalle mani. Ora tutto ciò è passato, in Australia non ci sono mai stato, e penso soltanto ad accrescere quello che sono ora, poi chissà, quello che sò per certo è che non voglio farmi mangiare via nessun secondo della mia vita.

    Grazie per condividere i tuoi pensieri.

    Cristian

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    1. Grazie Cristian per aver condiviso con me e con noi i tuoi pensieri e parte della tua vita.
      L'Australia va di moda ultimamente, vedrai che non ti sarà difficile prima o poi farci un salto, anche solo per un breve periodo! In bocca al lupo per tutto e .. pensiero positivo sempre!

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  2. Mi hai fatto commuovere:-(( sei una bimba cattiva:-PPP ma esattamente che hai alla colonna vertebrale?Non avevo capito che avessi battuto li

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    1. Ho sbito un trauma alla colonna vertebrale, sto facendo terapia, sono in cura, guarirò presto non temere!!

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  3. Ah ok,caspita delicato come punto,povera:-( guarisci presto

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